di Rossella Di Palma (DVM-CVA) Specializzanda in Sanità Animale, Allevamento e Produzioni Zootecniche

Come nasce una disbiosi? (CLICCA QUI PER CAPIRE COS’E’ LA DISBIOSI) Dopo aver illustrato in cosa consiste la disbiosi, cerchiamo di comprenderne le cause. Come vedremo, le cause di questo stato sono molteplici e praticamente infinite! Lo stile di vita e l’alimentazione industriale hanno reso gran parte della popolazione umana disbiotica: pensate che, da studi retrospettivi effettuati su un campione di canadesi,  il 60% degli intervistati aveva avuto esperienza di sintomi riconducibili a disbiosi! E il cane e il gatto? Non ho esperienza di studi analoghi, ma temo che la percentuale di affetti si attesti sugli stessi valori, se non addirittura su valori superiori. Cosa mi porta a formulare questo pensiero? L’esperienza clinica, unita alla conoscenza delle possibili cause di disbiosi.

Partendo dalle origini della vita, la disbiosi può avere un’origine genetica? Nì, nel senso che non esiste “il gene della disbiosi”, ma può esistere una predisposizione dell’organismo, in questo caso del sistema immunitario associato alle mucose (MALT) a interagire con il microbioma. Insomma, qualcuno potrebbe essere un po’ più predisposto di qualcun altro, ma tantissimo farà la componente ambientale. A proposito di ambiente, il microbioma parrebbe anche avere un ruolo “epigenetico”, ovvero causare cambiamenti nel fenotipo che non corrispondono a cambiamenti nel genotipo.

Proseguendo cronologicamente, troviamo la madre e la gravidanza. Diversi studi hanno dimostrato un passaggio del microbioma materno alla prole. È molto probabile che il microbioma del cucciolo inizi a formarsi in utero, ma l’evento clou è il parto naturale: nel passaggio attraverso il canale vaginale, il neonato cattura il microbioma materno.  In medicina umana esistono studi grazie ai quali si è rilevata una differenza tra il microbioma di bambini nati da parto naturale e quello di bambini nati da parto cesareo. Il parto naturale sembra essere una discriminante in favore dello sviluppo del giusto microbioma e il numero elevato di cesarei elettivi in certe nazioni preoccupa i ricercatori. Questo dovrebbe farci pensare: la selezione ad opera dell’uomo ha fatto sì che per far nascere cuccioli di certe razze il cesareo sia una tappa obbligata. Alle implicazioni etiche che questa situazione porta con sé vanno aggiunte quelle legate al microbioma: un neonato disbiotico, sarà molto probabilmente un adulto disbiotico.

Il cucciolo dovrebbe inoltre poter ricevere il colostro dalla madre (con il colostro la madre trasmette microbioma, immunoglobuline e sostanze prebiotiche) e dovrebbe essere allattato con il latte della madre e senza che la lattazione venga interrotta forzatamente, come d’uso da parte di alcuni allevatori. Il latte artificiale NON è la stessa cosa, non forziamoci ad introdurlo, agevoliamo l’allattamento naturale e non imponiamo l’abbandono dell’allattamento prima del tempo.  Tra le altre cose, la madre passa ai cuccioli anche il suo microbioma orale, il che può essere un vantaggio… o uno svantaggio, se l’igiene dentale è pessima.

Se queste sono le premesse per avere un buon microbioma, cosa succede dopo? Cosa può intaccarlo? Innanzitutto i farmaci: tutti i farmaci che vengono somministrati via bocca possono avere un impatto sul microbioma.  In cima alla lista nera figurano gli antibiotici, dei quali, anche in medicina veterinaria si tende ad abusare. Uno degli antibiotici più studiati per il suo impatto sul microbioma è il metronidazolo, utilizzato spesso nel caso di disordini gastroenterici. Le più recenti linee guida sconsigliano l’utilizzo di antibiotici in caso di diarrea e ricordano che un solo ciclo di antibiotici può alterare il microbioma per mesi/anni se non addirittura per sempre… Anche i farmaci che agiscono per modulare l’acidità di stomaco condizionano in maniera enorme il microbioma, ma non sono gli unici.  Gli antiparassitari per esempio (sia i vermifughi, sia i prodotti per filaria e pulci somministrati via bocca) impattano sul microbioma, e poi? Qualsiasi altri farmaco, anche gli anti-infiammatori non steroidei (FANS), o gli anestetici influenzano il microbioma. Lo avreste pensato? Un altro messaggio da portarsi a casa è relativo all’età del paziente: più giovane è il cane (o il gatto) maggiore, e più difficilmente riparabile è l’impatto dei farmaci (in particolare degli antibiotici) sul microbioma. Il primo anno di vita è particolarmente critico nei nostri animali e sarebbe opportuno ridurre al minimo l’utilizzo di antibiotici in questo lasso di tempo.

Altri fattori che condizionano lo stato di eubiosi vs disbiosi sono la conformazione della bocca e delle prime vie aeree. Pensiamo a brachicefali, ovvero a razze come il bulldog, il bouledogue, il carlino, il boxer: sono cani che vanno a braccetto con la disbiosi che è favorita da una morfologia del muso “anomala” che porta il cane a ingerire aria sia mentre mangia/beve (aerofagia), sia durante la respirazione. Questa aria, o meglio, questo ossigeno, arriva in intestino, dove non dovrebbe stare, ne altera le condizioni ambientali favorendo lo sviluppo di alcuni batteri a scapito di altri.

Ricerche effettuate in medicina umana hanno riscontrato invece un ruolo protettivo dell’attività fisica aerobica (come la corsa, i corsi fitness e cardio) nei confronti della disbiosi. È assolutamente possibile che le cose vadano così anche negli animali domestici. Del resto attraverso l’attività fisica aerobica l’organismo produce endorfine che, a loro volta, generano nell’individuo uno stato di benessere. Con questa affermazione ci riallacciamo al problema dello stress, acuto, ma soprattutto cronico, come fattore scatenante disbiosi. Ricordiamoci che è stata riconosciuta una comunicazione bi-direzionale tra intestino e cervello.

E l’alimentazione? È anche essa causa di disbiosi? Assolutamente sì, ma ne parleremo nel prossimo articolo.

[Continua]

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