di Rossella Di Palma (DVM -CVA) Scuola Specializzazione in Sanità Animale, Allevamento e Produzioni Zootecniche

Al momento, tra i miei pazienti, ci sono un cane e un gatto affetti da una forma di disbiosi piuttosto grave. Sfortunatamente non sono gli unici animali in cui ho riscontrato questo problema: in altri il problema è meno grave ma riscontrare sintomi di disbiosi in animali e persone (me stessa, parenti e amici) è tutt’altro che raro.

Eppure, quando ne parlo con gli interessati, siano essi proprietari di animali disbiotici, o esseri umani molto probabilmente disbiotici, ottengo reazioni molto diverse da quelle che mi aspetterei. C’è chi non capisce e sottovaluta, rifiutando di affrontare il problema; chi vorrebbe capire cosa sto dicendo, ma fa molta fatica a riuscirci e chi, invece, si spaventa e reagisce come se si trovasse di fronte ad una malattia incurabile. Ho imparato a giustificare tutte e tre le categorie, e vi spiego il perché. Il concetto di disbiosi, e di microbioma, è un concetto nuovo, è normale che la gente non capisca, fatica a comprenderlo la classe medica e, ancora, paragonare la disbiosi ad una malattia incurabile non è tanto lontano dal vero: non è letale, ma condiziona la qualità della vita ed è difficile rimettere le cose in ordine.

La disbiosi è chiamata anche “madre di tante patologie” perché il microbioma (intestinale, gastrico, cutaneo, genitale…) ha un impatto immenso sull’organismo. Che cos’è il microbioma (o microbiota)? Con questa parola vengono indicati i microrganismi (batteri, virus, funghi, protozoi) che vivono nei vari distretti del nostro organismo. Abbiamo quindi un microbioma intestinale, un microbioma gastrico, un microbioma cutaneo eccetera.

Negli ultimi anni gli scienziati hanno studiato a fondo il microbioma e hanno scoperto moltissime cose sull’impatto del microbioma sulla salute. Sfortunatamente non hanno ancora scoperto abbastanza e tante domande risultano ancora senza risposta, ma la ricerca ci regala un pezzettino in più ogni giorno. Stando a quello che sappiamo fino ad oggi, il microbioma può essere considerato come un vero e proprio “organo” che orchestra e condiziona diverse funzioni del nostro organismo. Il suo impatto sulla salute è notevole! Quando il microbioma è in equilibrio, ovvero abbiamo i microorganismi giusti, al posto giusto e nelle proporzioni giuste, l’organismo si trova in uno stato di eubiosi. Se numeri, qualità e proporzioni si alterano abbiamo invece uno stato di disbiosi, ovvero un disequilibrio che avrà un impatto più o meno rilevante sullo stato di salute di un individuo.

Limitandoci, in questo articolo, a considerare esclusivamente la disbiosi intestinale, quali sintomi sono spia di disbiosi? Primi di citare i sintomi specifici e strettamente legati all’intestino, rubo due righe per spiegare che il microbioma ha anche un impatto sullo stato infiammatorio dell’organismo e uno sul funzionamento del sistema immunitario. Se quest’ultimo aspetto vi può interessare sono stati ad esempio portati avanti degli studi sulla relazione del COVID 19 e il microbioma.

Tra i sintomi di disbiosi intestinale possiamo incontrare:

  • feci molli, con muco o troppo abbondanti. Questa situazione può presentarsi in maniera altalenante (si parla di andamento sinusoidale)
  • diarrea da presunte reazioni avverse al cibo
  • vomito anche intermittente
  • mangiare, erba terra o altre sostanze non edibili (come ad esempio i tessuti)
  • dolori, coliche, flatulenza e gonfiore
  • stitichezza e diarrea alternata a stitichezza
  • appetito capriccioso
  • disturbi comportamentali (asse intestino-cervello)
  • stando a recenti studi la disbiosi intestinale avrebbe un ruolo (e un impatto) anche in caso di epatopatie, nefropatie e patologie delle basse vie urinarie.

Clicca qui per scoprire cosa causa la disbiosi

Bibliografia:

Suchodolski, J. (2011). Companion Animals Symposium: Microbes and Gastrointestinal Health of Dogs and Cats. Journal of animal science, 89(5), 1520-1530.

Suchodolski, J. (2015). The Importance of the Microbiome and Metabolome in Health and Disease of Dogs and Cats. Acta Veterinaria Scandinavica, 57 (Suppl 1), K6.

Suchodolski, J. S., Camacho, J., & Steiner, J. M. (2008). Analysis of Bacterial Diversity in the Canine Duodenum, Jejunum, Ileum, and Colon by Comparative 16S rRNA Gene Analysis. FEMS microbiology ecology, 66(3), 567-578.

Suchodolski, J. S., Dowd, S. E., Westermarck, E., Steiner, J. M., Wolcott, R. D., Spillmann, T., & Harmoinen, J. A. (2009). The Effect of the Macrolide Antibiotic Tylosin on Microbial Diversity in the Canine Small Intestine as Demonstrated by Massive Parallel 16S rRNA gene sequencing. BMC microbiology, 9(1), 1.

Suchodolski, J. S., Markel, M. E., Garcia-Mazcorro, J. F., Unterer, S., Heilmann, R. M., Dowd, S. E., Toresson, L. (2012). The Fecal Microbiome in Dogs with Acute Diarrhea and Idiopathic Inflammatory Bowel Disease. PLoS ONE, 7(12), e51907. doi: 10.1371/journal.pone.0051907

Suchodolski, J. S., The GI Microbiome in Domestic Animals–Contributions to Health and Disease.


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